Vicenta, Sam Orti
Alessandro Bavari, Metachaos Come nasce il progetto Metachaos? In che modo è articolato? Come interagiscono tra loro le varie parti di questo progetto visivo multidisciplinare? Qual è il senso compiuto del progetto nella sua interezza?
Metachaos, dal greco meta (oltre) e chaos (l’abisso dove si cela lo stato eternamente informe dell’universo), indica una forma primordiale di ameba, priva di una precisa morfologia e caratterizzata da progressive mutazioni e mitosi. In METACHAOS, infatti, i corpi rappresentati pur essendo caratterizzati da un aspetto apparentemente antropomorfo, in realtà sono privi di identità e di coscienza. Vivono confinati in un contesto aspaziale ed atemporale, un iperuranio ostile e decadente dove una fortezza in movimento perpetuo, domina il paesaggio a difesa di una dimensione parallela tanto armonica quanto fragile. L’unica finalità dell’orda mutante è quella di assediare e violare il limbo rovesciandone le sorti e penetrandone l’intimità con un istinto distruttivo, quasi fosse un virus, infrangendo così l’equilibrio di un continuum filologico simile a quello della specie umana, riportando lo stato delle cose a quello del brodo primordiale. METACHAOS è un progetto visivo multidisciplinare, che si articola in un cortometraggio, in una serie fotografica ed in dipinti realizzati a tecnica mista. Il progetto nasce dalla volontà di rappresentare gli aspetti più tragici del genere umano e dei suoi moti, come le guerre, la follia, i mutamenti sociali e l’odio.

Puntando lo sguardo sulla componente video del progetto, come è stato realizzato da un punto di vista tecnico? Che tipo di lavoro è stato svolto per ottenere questi movimenti di camera? Che sforzo produttivo ha richiesto questo lavoro? Che tipo di attenzione e di accoglienza ha riscontrato?
Per ottenere una visione più immersiva e plausibile, le riprese sono state eseguite adottando la tecnica del camera live. Il movimento esasperato e frenetico della camera a spalla, simile ad una soggettiva, diventa una costante fondamentale, evidenziata dal montaggio incalzante, che conferisce al video un progressivo senso di instabilità e pericolo. Il progetto è stato realizzato con diverse tecniche: riprese live in siti industriali dimessi, animazione in CGI, tecniche di tracking e motion capture, oltre a tecniche analogiche di varia natura. La colonna sonora originale è stata composta da Jeff Ensign aka Evolution Noise Slave, musicista statunitense, e realizzata su una traccia di riferimento fornita ed aggiornata progressivamente nel corso della realizzazione del video.Per realizzarlo, ho impiegato 3 anni.Dalla sua prima presentazione, ad aprile 2011, fino ad oggi ha vinto i seguenti premi:Golden Nica, Prix Ars Electronica 2011.Premio speciale IED (Istituto Europeo del Design di Madrid), Skepto International Film Festival.Migliore Film Sperimentale al 2nd Stortford Film Festival.Migliore Regia al Cinemavvenire Video Festival.1° Premo Art Lab al Festival Internazionale del Cinema d'Arte.


L’atmosfera fortemente apocalittica ha innescato in me come spettatore una serie di rimandi ad un immaginario variegato: Dante, Tsukamoto, Cronenberg, Salvator Rosa, Tool, Nine Inch Nails, technorave e molto altro. Come autore quali sono i riferimenti e le influenze che ti hanno ispirato per questo lavoro?
I gesti e le azioni irrazionali dei corpi, come se fossero dettati da una forma di follia collettiva, sono ispirati a quell’iconografia prodotta tra il ‘400 ed il ‘500 da artisti come Bosch o Bruegel, dove ogni figura, completamente spogliata da qualsiasi forma di raziocinio, si manifesta in tutta la sua cagionevole follia e sofferenza.


Progetti a breve e lungo termine?
Altri cortometraggi in preparazione, oltre ad altre serie fotografiche in progress.
 
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