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La realtà di Krzysztof Kieslowski
Cogliere la realtà e metterla in cinema, è questo il compito che si dà il documentarista Kieslowski. La realtà è quella pesante, grigia, della Polonia socialista. Kieslowski è cineasta d’opposizione, oltre che di ricerca. Quando guarda alla gente, la vede alle prese con i guasti della società polacca, con le prevaricazioni di una burocrazia ottusa e con la insopportabilità di una politica che ha la faccia di uomini di partito e funzionari statali, untuosi, ubbidienti, minacciosi. Distacco e freddezza, ma anche sbigottimento e sorpresa: la lucidità porta a registrare le cose e a metterle in forma secondo gli schemi della ripetitività, dei giorni e delle ore; l’inquietudine vuole trasgredire e l’andamento banale e piatto dell’esistenza cerca i momenti in cui la superficie delle cose si rompe. Kieslowski registra sì la realtà ma le fa anche la posta per coglierne le smagliature, le crepe che vi si possono aprire all’improvviso. (Bruno Fornara, Cineforum n. 293)

Krzysztof Kieslowski

L'ospedale , 1976, 21'

Sette donne di età diversa , 1978, 16'


Ritornello , 1972, 10'
Le teste parlanti , 1980, 15'
Stan Brakhage: Closed-eye vision
S. B. è stato forse l’autore più complesso e prolifico del panorama underground e sperimentale del dopoguerra; più di 350 film realizzati nel corso di mezzo secolo, nei quali ha sempre cercato di raggiungere un cinema visivo e visionario, un’immensa “visione ad occhi chiusi” che si traduce in una lunga e 'globale' concezione del guardare. Quello di B. è il cinema del paradosso e dello “scarto” visivo, non verbale e logico, quanto amalgamato ad un simbolismo di non facile lettura. Autore principe del New American Cinema, sviluppatosi tra il 1950 e il 1960 tra la East Coast e West Coast americana, ha rappresentato per circa mezzo secolo una traccia indelebile di una ricerca estetica ai confini del mondo della celluloide: B. è il cineasta della vita quando filma le nascite dei suoi figli (del primo in Window Water Baby Moving, del secondo in Dog Star Man e del terzo in Thig Line Lyre Triangular), ma è anche il cineasta della morte quando riprende la putrefazione del suo cane in Sirius remember, estremo atto d’amore ma anche di “colpa”: è ancora la morte al centro di The Dead e del “viaggio” all’”interno” di un cadavere umano nell’autopsia visiva che è The act of seeing with one’s own eyes. B. è il cineasta-“artista” che dipinge, graffia e tratta direttamente ogni fotogramma della pellicola (Hand painted films) lasciandovi “pezzi” della propria esistenza, tanto che la sua morte (9 marzo del 2003) è strettamente legata alla manipolazione delle tinture cancerogene utilizzate. Regista del simbolo e della Natura Mitica e viva (Dog Star Man), quanto del mondo onirico e dell’inconscio (Murder Psalm), fino alla manifestazione della natura morta in Mothlight e in The garden of earthly delights: regista del crepuscolo quanto della luce e dei colori: Stan Brakhage.

Stan Brakhage

The garden of earthly delights , 1981, 2'30"

Reflections on black , 1955, 12'


Autumnal , 1993, 5'
Ephemeral solidity , 1993, 4'30"
Naughts , 1994, 5'30"
Three Homerics , 1993, 6'
Mothlight , 1963, 4'
The dead , 1960, 11'
Murder Psalm , 1981, 16'
Dog star man , 1961/64, 78'
Maya Deren: gabbie visive e danze rituali
Maya Deren ha aperto e paradossalmentee chiuso la seconda avanguardia americana, mentore per tutti i registi sperimentali di quegli anni. Dalla seconda avanguardia nascerà il NAC, il cinema underground di Brakhage, di Anger e di Markopulos. Accanto ai vari motivi tematici affrontati nei suoi film (stati psicologici, sessualità, surrealismo, …), è stato rilevante il suo lavoro nella teorizzazione della forma filmica e nell’esplorazione delle nozioni di spazio, tempo e movimento.Nell’arco di 16 anni produsse sei film completi, oltre alcuni incompiuti, scrisse due libri ("An Anagram of Ideas on Art, Form and Film" 1946 e " Divine Horsemen : The Living Gods of Haiti " 1953) e diede un fortissimo contributo antropologico nel corso dei suoi studi e ricerche sul campo.

Maya Deren

Meshes of the afternoon , 1943, 14'

At land , 1944, 14'


At land , 1944, 14'
La Linea di Cavandoli
Padre e animatore de La Linea (dal 1969), Cavandoli ha fatto ridere almeno due generazioni di spettatori; i caroselli, le serie degli anni settanta, tutto un universo animato scolpito ormai negli immaginari di tutti.

Osvaldo Cavandoli

La Linea 200 , 33'

Trazom-Mozart , 7'


Michele Emmer: matematica e arte
Michele Emmer, figlio del regista Luciano Emmer, è professore di Matematica all'Università La Sapienza di Roma: Cortopotere gli ha dedicato una piccola retrospettiva che ha messo in evidenza le "lineee" della sua ricerca artistica, tesa appunto a dimostrare le affinità tra l'universo matematico e quello artistico (la figura del grafico olandese Esher impera nei suoi lavori). Ha realizzato 18 film che hanno fatto il giro del mondo.

              Michele Emmer


Lost paradise, Mihal Brezis Oded Binnun
Lost paradise, Mihal Brezis Oded Binnun