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Visioni underground: il cinema di David Lynch Dal quasi anonimato degli esordi con il film culto del 1976 Eraserhead (rimasto nel circuito delle proiezioni notturne per quattro anni), alle prime pagine delle riviste di tutto il mondo, grazie all’imprevisto successo del serial televisivo Twin Peaks (circa 12 anni dopo), il cinema di David Lynch è preso all’interno di una forbice: tra il vicino e il lontano, tra l’universale e il particolare il suo sguardo si perde in strutture visivo-narrative chiasmatiche e senza fine. Fin dagli esordi (i suoi primi cortometraggi film painting – Six Figures 1967 e The alphabet 1968) il suo cinema si riversa completamente all’interno di una poetica che fa dell’ambiguità (semantica, visiva, narrativa) una traccia indelebile della costruzione visiva. L’incubo delle sue visioni si misura incessantemente con la forza di una narrazione che non svanisce mai, ma che si aggroviglia in un universo visivo dominato dagli estremi: dalla luce intensa (le scariche elettriche, i flash improvvisi) al buio siderale (Eraserhead, Strade perdute, …). Cortopotere ha scelto sei cortometraggi (realizzati utilizzando varie tecniche, dalla pixillation al live action) e il lungometraggio capolavoro del 1976.

David Lynch

Eraserhead, 1976, 85’

Six figures, 1967, 1’

Six figures, 1967, 1'
The alphabet, 1968, 4'
The grandmother, 1970, 34'
The amputee, 1973, 4'
Eraserhead, 1976, 85'
Lumiere, 1995, 1'
Visioni tattili: il cinema di Peter Tscherkassky
Dopo Stan Brakhage, Maya Deren e Patric Bokanowski, la sesta edizione di Cortopotere dedica un omaggio al cinema sperimentale del cineasta austriaco Peter Tscherkassky (Vienna 1958), lo scorso anno al Festival di Cannes nella sezione “Quinzaine des réalisateurs” con il suo ultimo Instructions for a Light and Sound Machine. I titoli proposti dalla rassegna (7 cortometraggi) si muovono all’interno di una poetica dell’”intervallo” (di vertoviana memoria), incessante perlustrazione di quella zona di confine, mai definibile, tra la cosa vista (l’immagine) e l’atto stesso della visione (lo sguardo di una macchina da presa). Immagini “disturbate”, doppie e distorte, nella costruzione di un universo “flickerato” (il “disturbante sfarfallio” dei suoi lavori) in cui la materia di cui è fatto il cinema pulsa letteralmente. La pellicola allora si mostra e si fa sentire ancor prima di avviluppare e narcotizzare chi guarda nell’universo diegetico della storia (il regista austriaco utilizza spesso materiale filmico pre-esistente - found footage – da manipolare e sovresporre ad una nuova dimensione di senso).

Peter Tscherkassky

Parallel Space, 1992, 18’

Outer space, 1999, 10’

Manufraktur, 1985, 3’
Tabula Rasa, 1987/89, 18’
Parallel Space, 1992, 18’
L’arrivée, 1997/98, 2’
Outer Space, 1999, 10’
Dream work, 2001, 12’
Corpi ibridi, visioni deformi: Chris Cunningham
Musicista, videomaker e autore di spot pubblicitari spregiudicati e memorabili (Mental Wealth, per la Sony Playstation), Chris Cunningham (Reading 1970) rappresenta la nuova generazione di giovani autori mossi da un gusto ipertecnologico legato, nel caso specifico, ad una riflessione sul corpo e alle sue deformazioni-mutazioni. Cunningham mette in scena la “fantasia immaginativa” di quel mondo fumettistico che gli appartiene e all’interno del quale nasce (disegna le storie di Judge Dredd, tecnico degli effetti speciali per Clive Barker - Cabal, 1989 -, per David Fincher - Alien³, 1992 - e per Stanley Kubrick che nel 1995 lo ‘sequestrerà’ per la preparazione di A.I.). Cortopotere proietterà i 7 videoclip (tra i quali quelli per Madonna e per Björk) che lo hanno reso famoso.

Chris Cunningham

Frozen (Madonna), 1998, 5’

Come to Daddy (Aphex Twin), 1997, 6’

Frozen, Madonna, 1998, 5’
Cinema antropologico italiano (3): Ernesto de Martino
Proseguendo il viaggio all’interno dei documentari di ispirazione etno-antropologica, (la retrospettiva dedicata a Vittorio de Seta di quattro anni fa e quella di un paio di stagioni fa sui lavori di Luigi di Gianni), questa sesta edizione del festival farà tappa ancora una volta nel mondo magico e rituale del Meridione, universo ricco di tradizioni in molti casi scomparse, sommerse e soffocate. Il Meridione degli anni Cinquanta – Sessanta quindi, oggetto d’indagine dell’etnologo Ernesto de Martino (che si definiva un <>), impegnato anche come consulente scientifico in alcuni documentari sulle realtà rituali, mistiche e religiose di quelle terre (memorabile la sua ricerca sul fenomeno del tarantismo pugliese - la cura rituale che libera dal morso della mitica taranta). Il programma: cinque documentari sul mondo magico-rituale demartiniano e due documentari legati, rispettivamente, alla ricerca dei residui arcaici nell’universo campano (Gabriele Palmieri) e alla persistenza di culti legati alla fertilità (l’ultimo documentario di Luigi di Gianni).

Ernesto de Martino

La Madonna in cielo e la 'matre' in terra, 2006, 40’

La taranta, 1961, 17’

Stendalì, Cecilia Mangini, 1960, 10'
La passione del grano, Lino Del Fra, 1960, 10'
La taranta, Gianfranco Mingozzi 1961, 17’
Il ballo delle vedove, Giuseppe Ferrara, 1962
Meloterapia del tarantismo, Diego Carpitella, 1959
I battenti, Gabriele Palmieri, 1967
Sguardi digitali nel cortometraggio europeo
 Una finestra sul panorama europeo: otto cortometraggi di recente realizzazione (Cortopotere ha aderito all’European Coordination of Film Festivals, scegliendo un programma degli undici proposti) che nel corso di questi ultimi anni hanno imperversato nei più importanti festival europei e mondiali. Il filo conduttore è un massiccio intervento, da parte dei singoli autori, sullo statuto e sulla resa dell’immagine filmica: gli otto registi lavorano infatti per ottenere una sorta di ibridazione visiva, attraverso l’utilizzo di tecniche digitali più o meno “integrali”.

Fast film, 14'

Le conte du monde flottant, 24’

The rise and fall of the legendary Anglobilly Feverson, 10’

Home road movies, Robert Bradbrook, 12'
Obras, Hendrick Dussollier, 12'
Le conte du monde flottant, Alain Escalle, 24'
Fear less, Therese Jakobsen, 4'
Oh dear! , Nicolas Provost, 1'
Dad's dead, Chris Shepherd, 6'
Fast film, Virgil Widrich, 14'
Simone Massi, artigiano delle animazioni sommerse
Simone Massi nasce a Pergola (Pesaro-Urbino) il 23 di Maggio del 1970. Diplomatosi in Cinema di Animazione presso l'Istituto Statale d'Arte di Urbino svolge in seguito un periodo di stage presso lo Studio Bozzetto. Nel 1996 inizia a lavorare come animatore indipendente presso vari studi di produzione (Officine Pixel, Rainbow, Haiku, Caramanica, Puntomedia, Carrano) dove collabora alla realizzazione di cd-rom ("Il furto della Rotonda", "Omnia Junior", "Base Terra" ediz. De Agostini; "La storia della Stampa"; "Tommy & Oscar"), video ("Join In"; "Non toccate i diritti dei bambini") e serie TV ("Sopra i tetti di Venezia"). Come autore ha ideato e realizzato cortometraggi di animazione che hanno ottenuto personali (Perugia, Genzano, Fano, Bergamo, Messina, Berlino, Roma, Ancona), passaggi televisivi ("Sushi" di MTV; "TGR" e "Blob" di Rai tre), la selezione all'interno di Animania, rassegna internazionale celebrativa del centenario del film di animazione (Pesaro 1998) e diversi riconoscimenti ufficiali.
“Principalmente disegno di uomini. Mi interessano i silenzi, i particolari, ciò che delle persone è visibile soltanto da vicino: i volti e le mani pieni di linee, di segni che raccontano storie infinite e bellissime; gli occhi che ne raccontano i pensieri. Anche sono affascinato dal primo Novecento, dall'Europa dell'Est e dal cinema muto. E poi dai cieli, dai campi, dai tronchi e dalle cose morte, ma sono rispettoso e intimidito dalla loro forza e li accenno appena; li tengo fuori fuoco come a omaggiare cose più grandi di me che è stupido tentare di riprodurre con la matita. Disegno di uomini dunque, ma se ne fossi capace disegnerei di nuvole e di terra.”

Simone Massi

Pittore aereo, 2001, 4’

Piccola mare, 2003, 4’

Pittore aereo, 2001, 4'
Piccola mare, 2003, 4'
Io so chi sono, 2004, 3'
Koiravideo 200810 Edit 1, Samuli Alapuranen
Koiravideo 200810 Edit 1, Samuli Alapuranen