Alessandro Stevanon, Lontano da qui
Cosa ti ha spinto a girare un documentario su una anziana coppia che vive in un paesino sperduto nelle montagne della Val d’Aosta?
L'idea iniziale del film era raccontare la storia delle miniere di Saint-Marcel, piccolo paese della Valle d'Aosta, attraverso le testimonianze degli ultimi due minatori in vita. L'incontro con Felice e sua moglie hanno poi reindirizzato la mia attenzione su questa coppia universale portatrice di quella realtà culturale e sociale della gente di montagna che si è rivelata e si manifesta tutt'oggi in fonte di ricchezza umana, ambientale e, dunque, di qualità della vita.
Il titolo del cortometraggio (‘Lontano da qui’) si riferisce ad una distanza puramente geografico-temporale oppure sottintende una lontananza figurata da valori che si sono ormai persi?
La distanza espressa nel titolo si riferisce sia ad una distanza culturale, rispetto all'epoca e alla società globalizzata in cui viviamo, sia una distanza da valori antichi, ma non superati, che è sempre più difficile ritrovare al giorno d'oggi. Attraverso le vite dei due protagonisti ho cercato di raccontare la cultura che è alla base delle tradizioni e del lavoro dei popoli di montagna.
Durante le riprese quale è stato l’aspetto più interessante nell’interazione della coppia protagonista con la troupe di ripresa?
L'accoglienza, tipica della cultura di appartenenza della coppia, è stata talmente forte e sincera che sin dalla prime riprese non c'è stata alcuna barriera tra la troupe e i protagonisti della storia tanto da rivelarsi al “naturale” senza essere intimiditi o frenati dalla nostra presenza.
Intervista a cura di Gianluca Suardi