Alix Aminian, Ca Tourne?
Secondo te perché la lavanderia pubblica è un luogo in cui la gente riesce a raccontare liberamente cose anche molto personali a dei perfetti sconosciuti?
In effetti quello che trovo interessante delle lavanderie pubbliche è che sono al contempo un luogo pubblico e un posto dove le persone vengono individualmente, con le loro faccende domestiche quotidiane e personali.
Per alcune persone, questo luogo dove sono costrette a venire perché non possiedono una lavatrice, diventa un modo per socializzare mentre si occupano delle faccende domestiche. Anche se non per scelta, i più arrivano sapendo che condivideranno lo spazio limitato della lavanderia con una o più persone, almeno per il tempo di un ciclo di lavaggio . Tutto ciò non è insolito in una città come Bruxelles, dato che si è in mezzo alla gente ogni giorno e condividere spazio con gli altri, estranei o meno, è abbastanza comune .
Nelle società più tradizionali, adempiere insieme a queste faccende soddisfa una reale necessità sociale. In alcuni villaggi africani, quando fu installata l’acqua del rubinetto, le donne iniziarono a staccare i tubi, per poter andare di nuovo al pozzo ogni giorno. I sistemi di valori sociali, di riconoscimento, dell’affermazione dell’identità, etc, sono ovviamente differenti da una società all’altra, ed è poco probabile che nei nostri paesi andare in una lavanderia pubblica rappresenti un reale bisogno di riconoscimento di sé, tuttavia penso che questo aspetto si possa trovare a vari livelli ed esista sicuramente a scala locale di quartiere.
Credi che la presenza costante della macchina da presa abbia condizionato, magari inconsciamente, il comportamento dei buffi e stravaganti protagonisti del documentario, oppure la familiarità e cordialità della situazione abbia qualche volta portato i clienti della lavanderia a dimenticarsi di essere ripresi?
I personaggi del film non si dimenticano mai di essere filmati e sicuramente i loro discorsi e comportamenti sono influenzati dalla presenza della macchina da presa (almeno per le scene decise da me). È proprio perché non è possibile un’obiettività e la macchina condizionerà sempre il comportamento che voglio usarla e giocarci nei miei film.
Ad esempio nella scena dell’attesa avevo chiesto ai tre personaggi di interpretare il loro ruolo in una situazione come questa dove dovevano aspettare il bucato, senza conoscersi tra di loro. Ognuno di loro quindi ha deciso di “recitare se stesso/a” in modi diversi e di mostrare questo o quell’aspetto di sé. È la loro scelta, è come loro si vedono o come vorrebbero essere visti. Potrebbe essere un’idealizzazione di se stessi che vogliono mettere in mostra agli spettatori. Ad ogni modo è questo che voglio sottolineare e che trovo di grande interesse.
Durante le interviste ai clienti della lavanderia, quale è stato il retroscena più divertente e/o sorprendente?
Abbiamo avuto moltissimi momenti esilaranti durante le riprese. Tra gli altri, il droghiere fan di kungfu che stava dall’altro lato della strada, che siamo andati a filmare perché uno dei personaggi ne aveva parlato durante l’intervista, e volevo un flash veloce su di lui. Così gli abbiamo chiesto di recuperare tutta l’oggettistica di kungfu dietro il bancone e i suoi samosa (tipici fagottini indiani fritti ripieni di verdure o carne, ndt), e devo dire che le riprese furono particolarmente belle e divertenti. Purtroppo in seguito decidemmo di togliere il personaggio del cliente nella versione finale, e di conseguenza anche “Mr Kungfu” dovette andarsene. Mi rende felice raccontarvi questa storia perché mi riporta indietro a quella simpatica situazione.