Vicenta, Sam Orti
Bruce McClure - Venerdì 28 ottobre c/o Teatro San Giorgio, ore 21.30
Performer della luce e del buio: se si dovessero descrivere le live performance di questo ex architetto, tra i maggiori rappresentanti del genere e ospite nei più importanti festival del mondo (Rotterdam, Toronto, New York, etc), potrebbero essere proprio queste le parole giuste. Bruce McClure, che vive e lavora a New York (ha vissuto in realtà molti anni in Italia, zona Emiliana e poi al confine con la Svizzera), sarà l’ospite internazionale di questa XI edizione del festival, artefice e protagonista, venerdì 28 ottobre, di una suggestiva quanto unica film performance.
 
 
 
 

I suoi eventi, pensati per un centinaio o poco più di persone, immergono lo spettatore nel buio più completo della sala, illuminata a colpi di flicker (l’immagine pulsante della luce del proiettore): beat sonori e loop visivi trascinano sinesteticamente lo spettatore all’interno di uno spazio dominato essenzialmente dall’impeto del suono e dal fascio di luci intermittenti e pulsanti di immagini. Buio e luce si palpano, si assaporano e si vedono: una batteria di proiettori in 16mm, da lui stesso modificati (per la performance di Bergamo ne utilizzerà due in contemporanea), proiettano loop di pellicola (a volte incastrate le une nelle altre) generando coni di luce che poi vengono sincronizzati con suoni e rumori (il sonoro ottico della pellicola, il passaggio sonoro della luce sulla materia, …). Un mixer e pedaliere elettroniche (quelle utilizzate per le chitarre elettriche) lo aiutano a creare un universo sonoro/ottico dal forte impatto ed interamente immersivo. Le sue live performance si avvicinano molto al cinema espanso, a quel cinema cioè che domina lo spazio al di là dello schermo: non l’immaginario della diegesi filmica, ma l’universo palpabile ed effettivo, mai virtuale, di una sala fatta dal buio e dalla luce, uno spazio di condivisione tra il proiezionista e lo spettatore, tra chi crea e chi accoglie la luce. Cine-attacchi (cineseizures, come il cinema di Martin Arnold) alla visione lineare e indisturbata che siamo soliti avere di fronte alle immagini, le performance di Bruce McClure allestiscono una sorta di proto/pre-cinema che isola e amalgama al tempo stesso i codici minimi della significazione (la luce e il buio), spogliandoli da qualsiasi orpello rappresentativo. Anche la scelta dei soggetti proiettati (laddove presenti) non è casuale, il titolo delle sue performance infatti, nasce solo dopo un sopraluogo (in questo senso il suo retroterra da architetto si lascia ancora sentire): rimane e assapora il luogo che lo ospita, e una volta avuta l’ispirazione, disegna, per poi distribuirle al pubblico, fogli e fotocopie dettagliate con titolo e “spiegazione” della performance. Non una visione distanziata dunque, ma interamente immersiva dove riuscire ancora ad assaporare il fascino e il suono dell’oscurità.
 
 
 
 

"Una delle cose interessanti dei proiettori che uso è che hanno un suono ottico: con questo sistema una forma di energia può essere convertita in un'altra. Una forma d'onda rappresentata come un valore cangiante di luce e buio sulla pellicola è convertito da un fascio di luce e da un catodo in un output elettrico amplificato e reso udibile attraverso degli altoparlanti. Il proiettore ha un'anatomia integrata di design in grado quindi di soddisfare sia gli occhi che le orecchie. La pellicola nelle mie performace manda alla lampada delle immagini e al sensore del suono dei segnali audio che possono quindi essere tirati e spinti dal proiezionista/performer. Quello che cerco di fare è di far suonare quindi l'oscurità, godendone ogni momento prima che qualcuno accenda la luce" (Bruce McClure intervistato da Bertram Niessen)

Agire sul proiettore, non più artefice indipendente dell’immaginario, ma parte integrante della performance, è causa tangibile dei cambiamenti e assestamenti della luce sul buio e del buio sulla luce. Assistere ad una performance di Bruce McClure è dunque sentirla, non solo vederla e udirla: nessun dvd, nessuna registrazione restituisce l’intensità di questa esperienza che ci riproietta nell’alveo del cinema, quando la luce squarcia il buio della sala e il suono ci avvolge con la sua potenza e a/sincronicità.



 
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