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L’arte del videoclip di Michel Gondry
Michel Gondry, regista acclamato di Se mi lasci ti cancello (2004) e de L’arte del sogno, è a tutti gli effetti un regista visionario, e nei videoclip questo suo immaginario ipertrofico è messo al servizio di una delle forme di linguaggio visivo più accattivanti e ‘veloci’: il videoclip. Björk, The White Stripes, The Rolling Stone, The Chemical Brothers, Kylie Minogue, Radiohead, Beck, sono solo alcuni dei gruppi e artisti musicali con i quali collabora (il sodalizio con Björk dura da parecchi anni, frutto di sperimentazioni e ‘giochi’). Gli universi si moltiplicano, le figure si sdoppiano, i mondi animati affiancano quelli ‘reali’, tutto in una vera e propria orchestrazione visiva tra tecnologia applicata e semplicità coreografica. L’universo gondryano è come un cubo di Rubik, occorre cambiare e girare la sezione del proprio sguardo per scoprire colori e fantasie nuove.
Il sodalizio musica-immagine, oggi protagonista non solo nell’universo specifico dei canali televisivi musicali, ma artefice di una vera e propria arte visiva che tende ad accompagnare lo spettatore attraverso il binomio note conosciute in spazi visivi sconosciuti, è un sodalizio che può riservare sorprese inaspettate: se si prende la collaborazione Gondry/Bjork non si smetterà mai di rimanere affascinati dalla capacità ‘inventiva’ e ‘ludica’ del loro sodalizio. Tutto è frutto di una collaborazione e quindi la maestria di Gondry è quella di sposare appieno lo specificità dei suoi interlocutori, senza con questo tradire una traccia artistica: i suoi mondi sovrapposti e infiniti, la ritmicità del montaggio (Gondry è stato batterista del gruppo musicale Oui Oui), etc, punti fermi dei suoi lavori, si mettono al servizio del ‘committente’, dando vita a qualcosa di ibrido che è tipicamente gondryniano solo perché lascia spazio anche all’altro da sé.
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