Mirko Dilorenzo, Il signor H
La struttura del corto è fondamentalmente quella di un incubo ad occhi aperti, una sorta di flusso di coscienza schizofrenico, in cui realtà,paranoia, memoria, inconscio,prospettive si fondono, abbandonando il protagonista in una sorta di limbo grottesco, che è ,in fondo, la sua vita. Quali sono le motivazioni che ti hanno portato ad optare per un impianto simile?
Credo che, ultimamente, realtà come quelle del Signor H siano sempre più diffuse. Vediamo e leggiamo sempre più spesso, di sfuggita sui giornali, storie di padri che perdono il lavoro e si suicidano, figli depressi che impazziscono perché non riescono a realizzarsi .
Il Signor H è ispirato alla storia di un uomo realmente esistito e, per certi versi, più drammatica rispetto alla sceneggiatura del corto; di un uomo anche lui morto dell’indifferenza e nella solitudine della società moderna. Penso che sia necessario mettere in evidenza i drammi della società, scavando nell’intimità delle persone che soffrono e che, purtroppo, fanno notizia solo quando diventano cronaca nera. Per questo motivo ho deciso di raccontare un incubo personale attraverso una sorta di labirinto di ricordi della sua memoria. H rappresenta il male diffuso che, a causa degli egoismi della nostra società, sta esiliando la povera gente nella solitudine.
Ho comunque conservato quel lato grottesco che esalta il dolore di questa storia. Non a caso tra i vari film a cui ho fatto riferimento c’è anche Il Maestro di Vigevano, un film che ha espresso magnificamente una satira sociale in maniera impietosa e cinica.
Nella parte finale del film ho voluto infatti fare un omaggio a Elio Petri, Sordi e al Maestro Mombelli.
Alessandro Haber si conferma un attore di tutto rispetto, fungendo, con un’interpretazione credibile nella sua surrealtà, da ossatura all’intero lavoro. Come è nato il sodalizio professionale con l’attore? Che tipo di apporto ritieni abbia dato al film?
L’apporto di Haber è stato fondamentale. Lui si è donato completamente alla storia e ha reso un personaggio difficile credibile. Con il produttore Alessandro Contessa abbiamo pensato subito a lui, perfetto per questa parte. Fortunatamente ha detto subito sì, una volta letta la sceneggiatura. Alessandro Haber, sul set, ha dimostrato la sua grande professionalità e umanità, è stato infatti molto affettuoso verso una troupe giovane che in 5 giorni non si è risparmiata un attimo, e lui con tutti noi.
Quali sono le istanze principali che hai cercato di veicolare ne Il Signor H?
A livello produttivo ho avuto la fortuna di essere accontentato, amo e mi sfido nell’utilizzare il piano sequenza e questo ha richiesto, oltre a mezzi tecnici adatti, anche tanta pazienza da parte di attori, comparse e troupe.
Dal punto di vista artistico, come dicevo prima, ho dato voce a un argomento urgente che, purtroppo, in un momento in cui vige l’individualismo e l’egoismo dettato dalla paura della crisi, viene da molti scacciato per evitare quasi di essere “contagiati”.
A cosa stai dedicandoti attualmente? Che tipo di obiettivi professionali ti prefissi per il futuro?
Sto lavorando sulla storia di un Santo del ‘600 che, per certi versi, è una continuazione de Il Signor H. Anche qui vedremo un uomo smarrito e diverso agli occhi degli altri frati e dei contadini. L’interesse verso di lui nascerà solo dopo un miracolo.
Obiettivo per il futuro è la realizzazione di un lungometraggio. Di un bel film.
Intervista a cura di Francesco Portesi