Robert Todd / Lori Felker, Imperceptihole Perchè ha scelto il bianco e nero come modalità espressiva? È una scelta puramente formale o voleva dare una sensazione particolare allo spettatore?
RT: A parte la nostra attrazione per la pellicola in bianco e nero ad alto contrasto (ci ho lavorato per anni e lo trovo affascinante e soprannaturale), il bianco e nero ci offre alcuni vantaggi rispetto alla pellicola a colori – dato che la pellicola a colori ha una latitudine di posa così ristretta (la gamma tra chiari e scuri è ristretta), spesso è una grande sorpresa vedere la pellicola quando torna dal laboratorio e noi eravamo pronti a lasciarci sorprendere (penso di poter dire “sorprenderci a vicenda”, anche se ciò non darebbe il giusto peso al fatto che il regista stesso è comunque spesso sorpreso dai risultati), anche perché permette l’uso di certi ambienti ambigui, dando la possibilità di selezionare in fase di montaggio certe riprese senza tener conto in modo specifico della location o dell’atmosfera, liberandoci dall’obbligo di guardare la forma, la luce, il movimento e la sensazione del materiale per determinare contrasti o coincidenze tra le stesse forme, luci, movimenti e sensazioni. Questo all’inizio, ma quando tornati in laboratorio parlavamo degli spezzoni di pellicola, ci siamo subito accorti che il bianco e nero era un tema con cui ci confrontiamo nella nostra vita – il buio e la luce come forze/poli/punti spirituali o psichici. Inoltre è chiaro che l’idea di avere due registi suggerisce una dicotomia, e volevamo confrontarla e oscurarla allo stesso tempo. Entrambi crediamo che un individuo è pieno di vite e voci facilmente mescolate, ma sappiamo anche che i confini sono costantemente stabiliti attraverso la definizione e anche l’identificazione dell’”unico”.
Crede che “imperceptihole” possa essere visto come un continuo movimento ascendente/discendente tra alto e basso, cielo e terra? Penso al razzo iniziale, al palo, agli alberi, al cielo e al fumo, legati da un movimento costante alla terra, alla tana, al buio, allo scavare sotto la neve...
RT: Questa è un’ottima osservazione – il movimento su e giù corrisponde ad alcune delle idee riguardanti il bianco e nero. Livelli, strati, aspettative, gerarchie stabilite e abbandonate, il senso del movimento per me è come stare su un’asse che sta su una palla e cercare di trovare l’equilibrio, mentre sai che puoi solamente approssimarti per qualche istante
LF: Il razzo dell’inizio? È bello che tu l’abbia visto in questo modo. In realtà si tratta solo di un lampione, una pendenza e di qualche rombo drammatico, ma mi piace che ti abbia dato l’idea del lancio. Dopotutto questo è un film di science fiction. Beh forse, science-non-fiction.
C'è poi un altro elemento significante, secondo me: il confine. Penso al ghiaccio della pista da pattinaggio come limite tra sopra e sotto, cielo e terra, alla rete e alla tana stessa, che è un tòpos nella letteratura e nell'arte quando si parla di confini... Può essere un buon modello interpretativo per la Sua opera o è un po' azzardato?
RT: Mentre stavamo facendo questo film, Lori ha lavorato anche ad un'altra opera (che ho contribuito a girare) che in maniera più esplicita (o forse “specifica” è la parola giusta) affronta il “problema” dei confini.
I limiti della percezione vengono affrontati nel mio lavoro (anche se solo ad un livello segretamente personale) ma credo che entrambi stessimo pensando a molte “questioni di confine” mentre stavamo girando per questo film. Una ha a che fare, come ho detto prima, con la distinzione tra noi due come registi – l’inizio dell’uno e la fine dell’altra in questo lavoro è il movimento tra la chiarezza e l’oscurità, ma abbiamo fatto del nostro meglio per suggerire che stare in una Zona dura abbastanza prima di spostarsi in un’altra. In questo senso questo lavoro è pieno di incroci.
Un altro confine che mi piace vedere in questo film sta nel rapport tra al figura e la terra da una scena all’altra e all’interno di ogni scena – la pietra nera nella neve trova la sua risposta nel buco illuminato nella foglia. Abbiamo usato spesso queste inversioni per suggerire che i confini tra le cose sono diffusi, lo spazio attraverso cui si viaggia nel film è il problema e l’anti-problema.
Un altro elemento di confine presente è il corpo, che attraverso dettagli macroscopici sembra fondersi con ciò che gli sta intorno e valicare i limiti della pelle per trasmutare in foglia, terra , neve.. come se attraverso la discesa nella tana compisse una sorta di metamorfosi...
C'è qualche artista che L'ha particolarmente ispirata nella realizzazione di “imperceptihole”?
RT: Lori Felker.
LF: Robert Todd, assolutamente.