Restrizioni Google per app di sesso, gioco e cannabis

Nel Google Play Store ci sono cambiamenti in atto e i più attenti se ne saranno ben accorti: in pratica, si è deciso di rendere il famoso app store più adatto alle famiglie, eliminando o quasi le applicazioni che parlano di sesso, marijuana e altri contenuti non proprio family friendly. Anche per chiarire alcune aree grigie che da tempo campeggiavano sul Play Store, dalla vendita di spray ritardanti e sex toys all’opzione di scelta di acquistare la cannabis attraverso il carrello dello store.

Nuove restrizioni Google Play Store

Tutto cambia e non si dovrebbe avere paura del cambiamento, eppure nel caso di Google Play Store, gli utenti si vedranno nuove severe restrizioni sulle applicazioni che includono contenuti sessuali, bottino, incitamento all’odio e vendite di marijuana. I recenti avvenimenti dei negozi di cannabis italiani non c’entrano nulla, perché Google vuole assicurarsi che gli sviluppatori siano consapevoli del fatto che non sono consentiti nello store di applicazioni di Google Play.

Si cita anche qui la rivendita di marijuana light o a basso THC, ma anche negli USA la legalizzazione della marijuana ricreativa è un argomento che tiene banco. Oltreoceano, si tratta di un movimento in crescita soprattutto negli Stati Uniti, mentre è legale in altri paesi del mondo. Le aziende considerano questa tendenza un’importante corsa all’oro e stanno cercando di trovare il maggior numero possibile di modi per fare soldi fuori dal mercato.

Anche nel Belpaese la cannabis legale era un business in crescita, fino a quando la Corte di Cassazione con una sentenza che ha fatto discutere ha messo la parola fine alla rivendita, rischiando di mettere in ginocchio soprattutto i produttori. Secondo la Corte, la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis, compresi l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante. Il che potrebbe essere un cavillo per non vedere agricoltori sul lastrico.

Google, in ogni caso, non ammetterà le applicazioni che facilitano la vendita di prodotti a base di marijuana o cannabis, o “erba”, indipendentemente dalla legalità. Questi sono permettere l’ordinazione del prodotto attraverso acquisti in-app; aiutare gli utenti a organizzare prelievo e consegna e facilitare la vendita anche di prodotti con THC. Le applicazioni possono rimanere sul Play Store a patto di spostare le loro funzionalità di acquisto dalle loro app.

 Google Play Store mette il sesso al bando?

Argomento sesso, rivendita prodotti e contenuti sessuali: essi nel Google Play Store sono sempre stati un problema, tanto che ha fatto scalpore qualche tempo fa il bando di Reddit. Google ha dichiarato di vietare contenuti sessualmente espliciti, mentre ora specifica proprio il divieto di contenuto sessuale.

Resta da capire cosa lo store può trovare di esplicito, in quanto si rischia un nuovo caso Facebook vs allattamento al seno. Certo, per chi ha problemi di erezione o vuole sapere di più su eiaculazione precoce o altre problematiche, trovare una app che faccia al caso suo sarà difficilissimo dopo queste nuove norme. Ancora peggio per i sexy shop online con applicazione, qualora il carrello sia collegato al Play Store: ad esempio, chi vuole acquistare i tanto utili spray ritardanti, o un vibratore per rendere le serate in solitaria più piacevoli, dovrà farlo tramite il sito ufficiale e non direttamente in-app.

Google, ban per incitamento all’odio e discriminazione

È e rimarrà costante la definizione di incitamento all’odio di Google e anche con gli aggiornamenti delle norme ci sono pochi cambiamenti, semmai tante integrazioni e un elenco aggiornato di violazioni. Ad esempio, sono bandite le app con teorie su gruppi protetti con caratteristiche negative, dannose, corrotte, denigratorie ecc. specie se affermano in maniera esplicita o implicita la minaccia del suddetto gruppo. Anche chi crea contenuti o discorsi che incoraggino l’odio o la discriminazione verranno bannati.

Anche i loot boxes avranno vita dura su Google. Essi sono dei pacchetti presenti all’interno di videogames che si possono acquistare tramite l’utilizzo di soldi (veri o virtuali) e permettono di migliorare l’esperienza di gioco sia a livello di potenzialità che a livello estetico del proprio avatar. In teoria non ci dovrebbe essere obbligo, ma i ragazzini cercano la via più facile col denaro piuttosto che usando le proprie abilità e per questo possono creare una dipendenza tale e quale a quella per il gioco d’azzardo.

Ad oggi sono state vietate in alcuni Paesi per questo motivo. Sarà interessante vedere come viene applicata questa nuova regola, ma i portavoce dell’app store affermano che gli sviluppatori di app Android che offrono questi servizi dovranno rivelare le probabilità di ricevere tali articoli prima dell’acquisto. Basterà a debellare il pericolo?

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